LA BAMBINA CHE MANGIAVA SOLO MARMELLATA

Questo vuole essere un semplice tributo alla marmellata che mangio quattro volte al giorno e senza la quale la mia vita sarebbe meno dolce.

C’era una volta una bambina, davvero buona e davvero piccina. Voleva restare sempre in casa, al massimo si spingeva coi suoi piedini incerti fino agli alberi di frutta del giardino, si sedeva alle loro pendici e rimirava la frutta per ore non riuscendo a capire come, da quelle cose colorate dalle diverse forme, nascesse la marmellata.
La bambina, infatti, da quando era nata, si nutriva di sola marmellata. Cresceva, sì, ma non proprio come gli altri bambini, era bella, era sveglia, ma per via di questa strana storia della marmellata nessuno, nemmeno i suoi genitori,sapevano più quanti anni avesse. La loro unica preoccupazione era di acquistare la marmellata, di tutti i gusti, di tutti i frutti per impedire che la bambina, presa da un attacco improvviso di fame, potesse morirne.
La stagione peggiore per la bambina era l’estate inoltrata cioè quando i frutti cominciavano a cadere dagli alberi e precipitare a terra: ogni pesca, ogni albicocca, ogni ciliegia che cadeva sull’erba, per la bambina, rappresentava un dolore insopportabile. Aveva pensato così di chiamare i suoi amici di scuola ed organizzare un gioco che prevedeva che ognuno di loro, con una cesta in mano ed il naso all’insù, raccogliesse al volo  la frutta che si staccava dagli alberi. Ma svanita la contentezza di aver salvato la frutta dal suo volo mortale restava la tristezza del sapere che la frutta in quei cesti sarebbe marcita. Poco importava se i genitori della bambina spostavano i cesti di decine di metri cosicché lei non li potesse più vedere: la bambina ne sentiva comunque l’odore, sentiva che stava cambiando da dolce ad acido e provava una pena per cui era impossibile consolarla.
Una mattina di primavera la bambina si svegliò decisa a prevenire la caduta della frutta che sarebbe sopraggiunta in estate, si sedette sotto gli alberi ed iniziò a riflettere: dapprima pensò di legare con dello spago ogni frutto al suo ramo ma subito si rese conto che la frutta sarebbe marcita comunque per via del caldo; allora pensò di mettere dei ventilatori ai piedi degli alberi per mantenere la frutta fresca ma si accorse che lì vicino non c’erano prese di corrente; da ultimo chiese al papà di costruire una casa su ogni albero e di dividersi in modo che ognuno di loro occupasse una casetta per controllare se la frutta accennasse a cadere e, se così fosse stato, l’avrebbero staccata e mangiata subito in modo tale che non sarebbe marcita. Nonostante la risposta negativa del papà, la bambina si era convinta che la sua terza idea fosse la migliore e allora pensò di chiedere alla mamma di arrampicarsi suglia alberi per staccare la frutta matura e portarla in casa per mangiarla. C’era però un problema: la casa era disseminata di cestini ma la frutta era sempre troppa e la bambina non la sfiorava nemmeno perché mangiava solo marmellata; quando la mamma ed il papà iniziarono a diventare arancioni perché avevano mangiato troppe pesche ed albicocche (la bambina si scioglieva in un mare di lacrime ogni volta che un frutto rimaneva orfano nella cesta col rischio di marcire) la bambina capì che nemmeno quella era la soluzione giusta e sembrò essersi rassegnata a trascorrere la sua vita a piangere per la frutta.
Il mattino dopo, recandosi in cucina per fare colazione, trovò con gran stupore la nonna davanti ai fornelli con un grande pentolone ed un cesto di frutta a fianco. Sentì subito odore di marmellata calda e capì: la soluzione era stata trovata, lei avrebbe potuto essere una bambina felice, che mangiava solo marmellata, per tutto il resto della vita.

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