IO E IL CANNOLO SICILIANO DIVISI DALLO SPAZIO-TEMPO

Tutto ha inizio a Palermo, in questa spendida città pulsante e decadente che vive dell’ospitalità dei suoi abitanti e che offre, come farebbe la nonna al pranzo di Natale, una varietà di leccornie a cui è difficile resistere. Ma io sono vegana.

E qui mi accorgo che sì, quel “ma” è oppositivo. Il “ma” è una congiunzione che divide: correla per separazione. Come non mai mi accorgo che il “ma”rappresenta perfettamente il mio essere vegana in situazioni di questo tipo: in cui si è perfettamente calati nell’atmosfera di una nuova parte di mondo ma qualcosa arriva a frenare perentoriamente il naturale processo di immersione nei costumi altrui.

Senza battere ciglio ho rifiutato una fetta dell’ospitalità palermitana, quella della tradizione culinaria. Non nascondo che ho vissuto dei sentimenti contrastanti: mai e poi mai avrei contravvenuto alla mia dieta vegana, ma forse un cannolo siciliano lo avrei mangiato, idealmente. Idealmente dico, perchè sono stata sottoposta ad un vero e proprio attacco da parte di questi cannoloni dolci iper-farciti: ovunque cannoli a monito del fatto che sono famosi in tutto il mondo ma che io non potevo assaggiarli, e così è stato.

La strana sensazione che mi sono trovata a fronteggiare era un misto di voglia ideale di servirmi di tutto quello che “nonna Palermo” aveva preparato per me e di rifiuto reale di sedermi a questa tavola imbandita. Sì perchè, se il cannolo alla vista mi rievoca dolci pensieri di goduria, nella realtà della sua sostanza mi invoca ben altri pensieri, anticipati dall’odore “ricottoso” della sua farcitura e dalle parole delle mie amiche: “Questa ricotta è forte, sa proprio di pecora!”.

Nella foto l’ultima colazione a Palermo: io sfogliatine alla mela, loro cannolo.

Sarà che, veganizzando praticamente tutto nella mia cucina, applico una conversione mentale da animale a vegetale a qualsiasi cosa (soprattutto se è un dolce) che mi capita sottocchi. Così il cannolo sicialiano diventa solo un cannolone dolce, in cui affondare i denti facendo “mmmmh”.

Io penso vegano, ma il mondo non pensa come me. A volte mi ritrovo a vivere con una strana sensazione di “sliding doors”, che si accentua in vacanza, per la quale gli occhi non rispondono alla mente e al gusto e io mi ritrovo a vivere un po’ da vegana, un po’ da turista, un po’ da “esploratrice” e un po’ da monaca (culinariamente parlando).
Ma credo sia normale quando si vive ad un ritmo diverso da quello del mondo che ci circonda. Io e il cannolo, nella mia strana dimensione spazio-temporale, non ci siamo mai veramente incrociati: l’ho avvistato in più vetrine di Palermo, ma non ho mai avuto occasione di presentarmi. Sarà forse per un’altra vita.

 

Una risposta a “IO E IL CANNOLO SICILIANO DIVISI DALLO SPAZIO-TEMPO”

  1. Immagino non sia stato facile, anche perché io e l’altra fida compagna non ci siamo fatte mancare nulla.
    Sei stata eroica ai miei occhi, sappilo!

    Guarda il lato positivo: la bilancia ha punito le mie scappatelle tra le leccornie di Nonna Palermo, severamente punito!
    E anche se dopo il cannolo 100% made in Palermo è difficile accontentarsi di una cosa che ci assomiglia anche solo alla lontana, non vedo l’ora di assaggiare i veg-cannoli.
    Visto com’erano i cazzilli, preparo già la salvietta per asciugarmi le bavette 🙂

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