MANGIARE VEGANO ALL’ESTERO: SEMPLIFICHIAMO LA VACANZA II

vacanza vegana

Quando arriva il momento di abbandonare la propria “homeland” per dar vita al miraggio di un anno intero, ovvero quando si va in vacanza, anche il vegano più fiero, vacilla. Perchè, ammettilo anche tu, vegano che ti approcci al misterioso loco straniero, è difficile mangiare vegano all’estero senza il tuo ipermercato bio di fiducia, senza la verdura del tuo orto e senza il tuo congelatore stracarico di sughi fatti in casa. Ma sopravvivere si può: anche senza patire la fame o fare la dieta delle patate, vediamo come.

  1. Vacanza in appartamento: Guida di sopravvivenza parte prima
  2. Vacanza in hotel: innanzitutto sei un masochista, uno a cui piace incasinarsi anche in vacanza perchè troppa tranquillità può nuocere gravemente alla salute. Ma, lo ammetto, può essere verosimile che, in alcune circostanze particolari, tu sia stato costretto a servirti di un hotel: in questo caso ti aiuterò. Se invece sei un masochista inguaribile, ti lascio lì, a mangiare patate tutto il giorno e a pregare di riuscire a fare la cacca.

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Vacanza in hotel, how to survive:

1-Scelta della destinazione:

Non ti sto suggerendo di arrivare all’estremo di scegliere la destinazione della vacanza in base alla proposta vegana il loco, ma ti consiglio di riflettere bene su questo punto: non strapparti le vesti se, una volta giunto in “Guinomoti lulu” non trovi il tofu e ti tocca vedere gente che griglia carne e pesce a tutti gli angoli delle strade. Non farti prendere dall’entusiasmo della località super-esotica: quell’immagine tipica della coppia che corre bronzea sulla spiaggia bianca funziona meglio per gli onnivori; noi vegani probabilmente staremmo cercando di arrampicarci sulle palme per procacciare cocchi e avremmo contattato lo sciamano del villaggio per farci cosigliare delle piante commestibili.

2-Piatti tipici locali:

Anche se ci troviamo in una località remota, non fornita di prodotti vegani tradizionali (seitan, tofu etc…), potremmo scoprire che alcuni piatti tipici autoctoni sono naturalmente vegani o agilmente veganizzabili. Ecco, vediamo di reperire quest’informazione prima di partire per la vacanza e non una volta tornati! Quindi spendiamo un po’ del nostro tempo ad informarci sulla cultura culinaria locale, potremmo avere piacevolissime sorprese.

3-Locali vegan:

Un’ altra cosa da fare prima della partenza è cercare locali che propongano cibo vegano. Una ricerca che, ho potuto provare, non è sempre del tutto semplice: si rischia di imbattersi in siti non aggiornati con la conseguenza che, una volta giunta e destinazione, al posto del ristorante bio, ci trovi un parrucchiere, chiuso.
Ho reperito però un sito che mi pare molto ben fatto, aggiornato e dettagliato, si chiama HAPPY COW e premette di fare ricerche per stato/regione/città in tutto il mondo. Ricordate di trascrivere gli indirizzi e magari segnarli sulla mappa della città, di modo che sia più immediato trovarli in seguito.

3-Supermercati:

La disperazione potrebbe portarti a voler mangiare una scatola di fagioli precotta nella stanza dell’hotel. Per questo ed altri motivi (come trovare delle prugne secche nel caso in cui abbiate mangiato patate tutta la settimana), ti consiglio di individuare un supermercato nelle vicinanze. Io lo faccio prima di partire, perchè sono ansiosa.

4-Il “falafelaro”:

Individualo appena arrivato. Già nel tragitto tra l’aeroporto e l’hotel aguzza la vista da falco, scandaglia ogni angolo, allarga le narici per seguirne l’odore  e, se sei troppo stanco, rimanda l’avvistamento alla prima uscita dall’ hotel, subito dopo aver mollato lì le valigie ed esserti fatti la doccia, ma non oltre. Devi sempre sapere dov’è colui che ha salvato generazioni di vegani all’estero, sempre.

mangiare vegano estero

Faccioni da falafel box a Camden.

Immagine iniziale: Would you like a drink di photolupi da Flickr, Creative Commons.

 

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