UN PEZZO DI PANE E BASTA

Sono distesa sul divano e cerco di tenere gli occhi aperti perché voglio vedere che location ha scelto alla fin fine quell’inetto del futuro sposo che ha il malaugurato compito di organizzare il matrimonio senza che la sua bella possa dire “A”. Se non sapete di che programma sto parlando significa che non  avete mai avuto la febbre e me ne rallegro. Comunque sono lì che lotto con le palpebre calanti, credo di avercela fatta e bum, mi ritrovo a riaprire gli occhi sonnacchiosi quando perfino i titoli di coda sono un lontano miraggio. Boccheggio, per la rabbia e perché nel mio naso ci sono muri di muco insormontabili che non fanno passare l’aria, nemmeno un timido fiato. Mi soffio forte il naso e mi esplodono le orecchie neanche fossi appena decollata in aereo e ovviamente, se boccheggi, prima o poi viene a trovare anche il mal di gola, sia mai che ti senti sola. E invece ti senti proprio sola e annoiata e nervosa e ggggrrrrrrrrh!! Per quanto mi riguarda starei qui tutto il giorno guardare la tv e cadere in profonde ed improvvise sessioni di sonnellino ma mi devo alzare per andare in bagno continuamente: non capisco questa incontinenza dal momento che non mangio e praticamente nemmeno bevo perché qualsiasi cosa mi dà il voltastomaco. Con la febbre così alta tutto è confuso tra sogno e realtà e ti accorgi che puoi stare anche due o tre giorni senza ingerire praticamente nulla, vivi d’aria, sospesa nel tuo sogno febbrile di prossima rinascita. Papà mi intima di sforzarmi a mangiare qualcosa, non ne ho proprio voglia, credo che vomiterei. Poi becco un programma tv di cucina e un po’ di fame mi viene…cosa potrei papparmi? Mi metto a scartare prima tutto quello che ha il pomodoro, poi il tofu, il seitan, niente dolci, forse ho voglia di qualcosa di fresco…. un ghiacciolo? Fragole! No, patatine? Un’arancia! No è acida…. Cavolo, non ho proprio voglia di niente. Ok, va bene, un pezzo di pane. E in quel momento sai già che passerai i due giorni successivi a mangiare pane, grissini e crackers. Toglietemi tutto, anche l’apparente decenza (non sei bello dopo tre giorni di febbre a 39 con un nido di aquilotti tra i capelli e con addosso il pigiamone di pile più ridicolo che possiedi perché si sa, il desiderio che tutti si prendano cura di te ti spinge  inconsciamente  a travestirti da bambino, anche un po’ idiota, per amplificare le attenzioni che ti spettano) ,toglietemi tutto dunque ma non il pane , cibo della salvezza. Le oltre 250 varietà di pane tradizionale italiano sono accomunate da un’unica imprescindibile verità: questo impasto di farina, acqua, lievito e sale è semplicemente rincuorante, è buono caldo appena sfornato, anche se il giorno dopo sembra immangiabile basta scaldare un po’ in forno e torna ad essere una meraviglia, è buono da solo, farcito, è buono quando stai bene, quando stai meno bene, il pane è buono sempre, da sempre, per sempre. Durante questi miei giorni di disamore per gli odori, i sapori e le consistenze, il pane è stato la mia ancora di salvezza. Anche ora ,che non ho più febbre da due giorni, sto faticando ad abbandonare la mia dieta a base di pane per tornare al mio solito ventaglio di cibi ma poco importa, mi godo ancora qualche giorno di pane, amore e febbre. Oggi però ho fatto un passo avanti, a pranzo ho mangiato la focaccia. Si lo so, cambia poco, tanto valeva che mangiassi pane, si ok, dici che non è un passo avanti? E va bene allora, però era proprio buona. 🙂

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